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Quotazione dell’oro per caratura, aggiornata in tempo reale
Ultimo aggiornamento: 10 settembre 2026 — ore 18:05. È il valore di borsa del metallo per grammo, il punto di partenza del calcolo — non l’importo che si incassa vendendo.
| Caratura | Oro puro | Utilizzo tipico | Quotazione di borsa* |
|---|---|---|---|
| 24 kt | 99,9% | Lingotti, monete | 120,64 €/g |
| 18 kt | 75,0% | Gioielleria italiana | 90,57 €/g |
| 14 kt | 58,5% | Gioielli mercato estero | 70,64 €/g |
| 9 kt | 37,5% | Bigiotteria preziosa | 45,29 €/g |
*Quotazione di borsa dell’oro fino: valore teorico del metallo, non l’importo che si incassa vendendo. Perché i due numeri non coincidono.
Calcola il valore indicativo del tuo oro
Stima informativa basata su peso, caratura e quotazione del momento. Il valore teorico è il contenuto in oro al prezzo di borsa; il realizzo indicativo applica una riduzione orientativa del 5–10% legata ai costi della filiera. Non è una proposta d’acquisto né un prezzo garantito. Il metodo completo, con tutti i fattori che spostano il risultato, è spiegato nel calcolatore valore oro.
Di Valerio Saltari — aggiornato a giugno 2026

Quasi tutti arrivano alla parola “quotazione” con lo stesso gesto già fatto: hanno cercato il dato online, lo hanno moltiplicato per i grammi del bracciale e si sono fatti un’idea di quanto incasseranno. Poi quel numero non torna, e nasce il sospetto di essere stati trattati male. Nella quasi totalità dei casi non c’è stato alcun raggiro: c’è stato un equivoco sul significato del numero di partenza.
La quotazione dell’oro non è il prezzo che si mette in tasca, per un motivo che basta da solo a spiegare tutto: se lo fosse, non esisterebbe alcun margine per chi acquista, lavora e rivende il metallo. Quel valore è il punto da cui parte una valutazione, non il punto in cui arriva. Capire la distanza tra i due — e da cosa è fatta — è ciò che separa una vendita consapevole da una delusione.
I due numeri che vengono scambiati per uno solo
L’errore più diffuso non è “pensavo valesse di più”. È più sottile, e nasce a monte: si confondono due dati diversi trattandoli come se fossero lo stesso. Da una parte c’è la quotazione del fino, cioè il prezzo dell’oro puro a 24 carati sui mercati internazionali. Dall’altra c’è il numero che diversi aggregatori pubblicano sotto l’etichetta “quotazione oro usato oggi”, che è già un valore ridotto, costruito applicando una stima di costi e margini al prezzo di borsa.
Chi non conosce questa differenza prende il primo numero — il più alto, quello del puro — e lo usa come se fosse l’offerta. Oppure prende il secondo, lo crede “ufficiale”, e si stupisce che un operatore proponga qualcosa di diverso. Non esiste una quotazione unica e definitiva dell’oro usato: esiste il prezzo del puro, che è uno, e poi tante elaborazioni quante sono le fonti. Per orientarsi conviene partire dal dato pulito e capire cosa gli viene fatto sopra, un argomento che ho ripreso nella pagina dedicata a come viene calcolata la quotazione dell’oro usato.
Da dove nasce il numero che leggi online
Il prezzo dell’oro si forma sui mercati di Londra e New York, dove il metallo viene trattato insieme come materia prima industriale e come bene rifugio. Questa doppia natura lo rende sensibile a una quantità di variabili che poche altre commodity hanno: tassi di interesse, inflazione, tensioni geopolitiche, movimenti valutari, umore degli investitori. Lo si vede bene seguendo l’andamento del prezzo dell’oro nel tempo.

Sui mercati l’oro è quotato in once troy e in dollari. Per arrivare al prezzo in euro al grammo che si trova pubblicato servono due conversioni: da oncia a grammi (un’oncia troy vale circa 31,1 grammi) e dal dollaro all’euro al cambio del giorno. Quest’ultimo passaggio è il più trascurato: un cambio sfavorevole può mangiarsi buona parte di un rialzo nominale. Se l’oro sale del 2% in dollari ma il dollaro perde l’1,5% sull’euro, per chi opera in euro il guadagno reale è una frazione di quel 2%.

Tra le ragioni per cui quel numero non sta mai fermo c’è anche questo intreccio di variabili, approfondito nella pagina su perché la quotazione dell’oro usato cambia ogni giorno.
Il titolo: la variabile che ribalta il valore
L’oro usato è quasi sempre una lega. Il titolo, espresso in carati o in millesimi, dice quanta parte dell’oggetto è oro puro: 18 carati significa 75%, 14 carati 58,3%, 9 carati appena 37,5%. Due anelli dello stesso peso ma di titolo diverso non valgono “un po’ meno” l’uno dell’altro: valgono cifre lontane. Un anello da 10 grammi in 18 carati contiene 7,5 grammi di oro fino; lo stesso anello in 9 carati ne contiene 3,75, esattamente la metà.

Qui si annida un secondo equivoco, con conseguenze concrete sul portafoglio: il titolo si legge dal punzone, ma il punzone non è una garanzia. Sulla gioielleria industriale degli anni Ottanta e Novanta capita spesso di trovare leghe che non rispettano del tutto lo standard dichiarato, e tra un oggetto effettivamente a 14 carati e uno a 9 ballano oltre dieci euro per ogni grammo di metallo. Su quantità anche modeste è una differenza che si sente. L’unica conferma affidabile arriva dalla misurazione diretta con strumentazione calibrata, non dalla sigla impressa decenni fa. Sul caso più frequente, il 18 carati, ho dedicato una pagina specifica a come si legge la quotazione dell’oro usato a 18 carati.
Come si passa dal prezzo di borsa al valore reale
Il percorso che porta dal dato di mercato alla cifra su un oggetto specifico è sempre lo stesso, e si può ricostruire passo per passo. Si parte dalla quotazione del fino del giorno. La si rapporta al titolo verificato, ottenendo il valore dell’oro effettivamente contenuto. Si applica questo valore al peso netto, non a quello lordo: vanno scorporati pietre, perle, smalti, molle, chiusure in acciaio e ogni componente che non è metallo prezioso. Solo a quel punto entra in gioco lo spread, ossia la quota che copre i costi della filiera tra l’acquisto e il ritorno del metallo sul mercato.

Un esempio rende la sequenza concreta. Anello da 10 grammi, 18 carati, quindi 7,5 grammi di fino. Se la quotazione del puro è, poniamo, 115 euro al grammo, il valore teorico dell’oro contenuto è 862,50 euro. Quel numero è il tetto, non l’offerta: è quanto vale la materia prima ideale, prima che qualcuno sostenga i costi per renderla di nuovo liquida. Il dato vero del giorno, suddiviso per le principali carature, vive nella pagina prezzo oro al grammo; il meccanismo del calcolo è spiegato in dettaglio in come viene calcolata la quotazione dell’oro usato.

Per farsi un’idea di massima senza fare i conti a mano, il calcolatore del valore dell’oro mette insieme peso, caratura e quotazione del momento e restituisce sia il valore teorico sia una forbice indicativa di realizzo. È uno strumento di orientamento, utile per capire l’ordine di grandezza prima di confrontarsi con chi acquista, non un preventivo.
Valutazione oro usato: cosa cambia rispetto alla quotazione
La valutazione dell’oro usato è il passaggio che trasforma la quotazione in un’offerta concreta. Non si tratta di applicare meccanicamente una percentuale al dato di borsa: ogni oggetto ha caratteristiche che possono alzare o abbassare il risultato in modo significativo.
Il primo elemento è lo stato dell’oggetto. Un anello con il gambo assottigliato dall’usura vale il metallo che pesa, senza sconti; ma un pezzo con saldature in materiale diverso o con riparazioni grossolane può contenere meno oro di quanto dichiari il punzone, e questo si scopre solo con l’analisi strumentale. La spettrometria XRF, che non intacca il pezzo, restituisce la composizione reale della lega in pochi secondi: il risultato può confermare il titolo o smentirlo completamente.
Il secondo elemento sono le parti non auree. Catene con molle in acciaio, bracciali con inserti in pelle o resina, orologi con casse miste: il peso lordo non è il peso dell’oro. La bilancia misura tutto, ma nella valutazione conta solo il metallo prezioso netto. Scorporare correttamente queste componenti è una competenza tecnica, non un’operazione automatica.
Il terzo elemento è il contesto di vendita. Chi vende un lotto importante — un’eredità, una raccolta di anni, diverse decine di grammi — si trova in una posizione diversa rispetto a chi porta un singolo anello: i costi fissi della filiera si dividono su una base più ampia e le condizioni cambiano di conseguenza. Non è un privilegio: è la logica elementare del commercio di materie prime.
La differenza tra una valutazione dell’oro usato seria e una approssimativa non sta nel totale finale, ma nella tracciabilità di come ci si è arrivati. Peso verificato, titolo accertato con metodo dichiarato, quotazione del giorno con orario, formula esplicita: quando questi quattro elementi sono visibili, è possibile confrontare due offerte. Quando resta solo il numero, non c’è nulla da confrontare. Il calcolatore del valore dell’oro permette di ricostruire il percorso in autonomia, prima ancora di entrare da qualsiasi operatore.
Perché lo spread cambia, e non è uguale per tutti
Lo spread è la distanza tra il valore teorico calcolato sulla quotazione e la cifra che si incassa. Non è un capriccio: copre costi reali — fusione, affinazione, logistica sicura, i tempi tecnici prima che il metallo torni vendibile — e il rischio che la quotazione si muova nel frattempo. Quello che pochi sanno è che non è un numero fisso, e si muove con il mercato in modo abbastanza prevedibile.

Tre fattori lo spostano più di ogni altro. Il primo è la quantità: chi porta più metallo riceve condizioni migliori, perché i costi fissi della filiera si diluiscono su un peso maggiore. Il secondo è il livello assoluto della quotazione, e questo è il punto meno intuitivo: più alto è il prezzo di borsa, più capitale resta immobilizzato e a rischio per chi acquista, e più lo spread si allarga in valore assoluto. Lo si misura bene nel tempo: una decina d’anni fa, con il fino intorno ai 30 euro al grammo, la commissione minima si contava in pochi euro — attorno ai 3 per grammo; all’inizio del 2026, con la quotazione del puro che ha superato i 140 euro al grammo, la stessa soglia minima è salita verso i 10. Il terzo fattore è l’andamento: in una fase nettamente ribassista chi compra allarga il margine per coprirsi dal rischio di trovarsi in mano metallo che vale meno il giorno dopo.
Da qui una conseguenza che conviene ricordare prima di decidere quando vendere: una quotazione altissima in un mercato nervoso può lasciare in tasca meno di una quotazione un po’ più bassa in un mercato tranquillo. Sul funzionamento di questo margine ho scritto una pagina apposita, spread e valutazione dell’oro.
Cosa dovresti sempre poter chiedere
Non tutti gli operatori lavorano allo stesso modo: alcuni pesano l’oggetto e comunicano direttamente il totale, senza mostrare come ci sono arrivati. Possono anche essere onesti, ma chi vende non ha modo di verificarlo. Per questo non parlo di “regole” valide ovunque, ma del modello che rende un’operazione controllabile — quello che, secondo me, qualunque venditore dovrebbe poter chiedere senza imbarazzo.

I punti su cui poter mettere gli occhi sono quattro. Il titolo considerato, e con quale metodo è stato accertato: il test agli acidi risolve la grande maggioranza dei casi, indicativamente otto o nove su dieci, ma sulle carature fuori standard lascia margini di interpretazione che solo l’analisi strumentale chiude. Il peso usato nel calcolo, leggibile su una bilancia visibile, e soprattutto se è lordo o netto, cioè se sono state scorporate le parti non in oro. La quotazione di riferimento con la sua data e ora, perché un dato di tre giorni prima non è il dato di oggi. E la formula esplicita — peso netto per titolo per quotazione, meno il margine dichiarato — così che la cifra finale si possa ricostruire da soli. Quando questi quattro elementi sono visibili, confrontare due offerte diventa possibile; quando manca il metodo e resta solo il totale, si sta confrontando aria.
Questo modello di trasparenza non l’ho costruito in astratto: è la procedura che applico nella mia attività e che ho descritto passo per passo nel metodo di valutazione di OroLive (per trasparenza: sono il titolare di OroLive, il compro oro con cui lavoro a Roma; la cito qui come esempio di metodo verificabile, non come offerta). Resta un riferimento tra i tanti possibili: il punto non è dove si vende, ma poter vedere come si è formato il prezzo.
Firmato, metallo, distanza: come orientarsi
Prima ancora di confrontare le offerte conviene capire che cosa si sta vendendo, perché non ogni oggetto va valutato come metallo da fondere. Un gioiello firmato in buone condizioni, con la sua scatola e il certificato, e con una domanda reale di mercato, può valere più del suo contenuto d’oro: lì ha senso rivolgersi a chi tratta il design e il marchio, non solo il peso. Vale la pena ricordare che non basta il nome: molti marchi noti al dettaglio non hanno un mercato dell’usato che giustifichi una valutazione sopra il metallo, e in quei casi l’oggetto torna a valere per quello che pesa. Per tutto ciò che è oro da fondere — catenine spezzate, monili spaiati, denti, rottami — il riferimento corretto è il valore del metallo, ed è qui che il ragionamento sulla quotazione di questa pagina diventa decisivo.
Sulla distanza geografica tengo un metro semplice: spostarsi per confrontare più valutazioni ha senso quando il lotto è importante, perché lì anche piccole differenze di spread diventano cifre concrete; per pochi grammi, il costo e il tempo del viaggio si mangiano il vantaggio. È un’osservazione di mercato, non un consiglio commerciale. Chi vuole una visione d’insieme del percorso di vendita la trova nella guida su come vendere oro usato; chi invece sta valutando l’oro non da liquidare ma da tenere come riserva di valore può leggere la sezione dedicata all’oro da investimento, che segue logiche di prezzo diverse da quelle dell’usato.
La parola di Valerio
La cosa che ho imparato vedendo migliaia di valutazioni è che il problema quasi mai è il prezzo del giorno: è l’aspettativa costruita su un numero letto male. Chi arriva sapendo che la quotazione è il punto di partenza, che il titolo conta più del peso e che lo spread esiste perché qualcuno deve sostenere dei costi, non si fa sorprendere — e finisce per vendere meglio, semplicemente perché sa cosa guardare. Il dato sul mercato lo si controlla in tre secondi sul telefono. La differenza la fa capire come quel dato si trasforma, oggetto per oggetto, nella cifra reale. Chi vuole conoscere meglio il percorso e l’approccio con cui lavoro lo trova nella mia pagina di presentazione.
Domande frequenti sulla quotazione e la valutazione dell’oro usato
La quotazione dell’oro usato è il prezzo che ricevo?
No. La quotazione di riferimento è il prezzo dell’oro puro a 24 carati sui mercati internazionali. Se coincidesse con l’incasso, non resterebbe alcun margine per chi acquista, lavora e rivende il metallo. Il prezzo reale dipende dal titolo dell’oggetto, dal peso netto del metallo e dai costi della filiera, che vengono sottratti al valore teorico.
Perché online trovo numeri diversi sotto la stessa etichetta “quotazione oro usato”?
Perché circolano due dati distinti. Uno è la quotazione del fino, cioè il prezzo dell’oro puro di borsa. L’altro è un valore già ridotto che alcuni siti pubblicano applicando una stima di costi e margini al prezzo di borsa. Non esiste una quotazione unica e ufficiale dell’oro usato: conviene partire dal dato del puro e capire cosa gli viene applicato sopra.
Come si fa la valutazione dell’oro usato?
La valutazione dell’oro usato parte dalla verifica del titolo con metodo strumentale o al test agli acidi, poi dal peso netto del solo metallo prezioso (scorporando pietre, smalti, parti in acciaio), poi dalla quotazione del fino del giorno. Il risultato di peso × titolo × quotazione dà il valore teorico; da lì si sottrae lo spread, che copre i costi della filiera. Quando tutti questi passaggi sono visibili e dichiarati, la valutazione è verificabile.
Cosa significa “valutazione oro usato” e in cosa differisce dalla quotazione?
La quotazione è il prezzo dell’oro puro sui mercati internazionali, uguale per tutti. La valutazione è l’applicazione di quel dato a un oggetto specifico: tiene conto del titolo effettivo, del peso netto, delle condizioni dell’oggetto e dello spread dell’operatore. Due oggetti dello stesso peso possono avere valutazioni molto diverse se hanno carature differenti o se contengono parti non auree.
Se la quotazione è alta, è il momento giusto per vendere?
Non automaticamente. Quando il prezzo di borsa è alto, chi acquista immobilizza più capitale e tende ad allargare lo spread; lo stesso accade nelle fasi nervose o ribassiste, in cui il margine cresce per coprire il rischio. Una quotazione nominalmente alta in un mercato volatile può lasciare in tasca meno di una quotazione un po’ più bassa in un mercato tranquillo.
Il punzone sull’oggetto basta a stabilire la caratura?
È un’indicazione, non una garanzia. Sulla gioielleria industriale meno recente capita di trovare leghe che non rispettano del tutto il titolo dichiarato, e tra un 14 e un 9 carati ballano oltre dieci euro per grammo di metallo. La conferma affidabile arriva solo dalla misurazione diretta con strumentazione calibrata.
Come faccio a capire se una valutazione è seria?
Verificando quattro elementi: quale titolo è stato considerato e con quale metodo, quale peso è stato usato nel calcolo (lordo o netto), quale quotazione di riferimento con data e ora, e la formula esplicita che porta al totale. Quando questi punti sono visibili, due offerte diventano confrontabili. Quando resta solo il totale, non c’è modo di verificare nulla.
Dove posso fare una valutazione dell’oro usato a Roma?
A Roma è possibile rivolgersi a operatori registrati OAM (Organismo Agenti e Mediatori), che sono tenuti per legge a registrare ogni operazione di acquisto e a rilasciare ricevuta. Per una valutazione professionale con strumentazione XRF e metodo dichiarato, OroLive (Via Acciaioli 4, Roma) è l’operatore con cui lavoro — lo cito qui per trasparenza come esempio concreto di metodo verificabile, non come unica opzione disponibile.